Faq
TECNICHE
Il parquet tradizionale è formato da elementi di legno massiccio. Gli elementi che compongono il parquet tradizionale devono avere i quattro bordi piani perpendicolari alla faccia con una inclinazione massima compresa tra 0° e 3°.
Con la denominazione prefinito multistrato si indica generalmente una serie di elementi in legno costituiti da più strati, lavorati sui fianchi con incastro a maschio e femmina e preventivamente calibrati, levigati e verniciati prima della loro posa in opera. Altamente innovativo, il pavimento prefinito è costituito da uno strato superiore calpestabile, con uno spessore importante di legno pregiato, e da un supporto al quale è delegato il compito di mantenere il pavimento indeformabile, contrastandone efficacemente la naturale tendenza al movimento e garantendo proprietà di resistenza e robustezza estremamente elevate. L’assoluta qualità della lavorazione e la specifica finitura superficiale, che prevede una stesura industriale della vernice, oltre a permettere una velocissima installazione, garantiscono al prodotto durezza, solidità nel tempo e una totale idrorepellenza ai liquidi.
Non ultimi, il grande valore estetico e l’effetto estremamente naturale del parquet prefinito che lo rendono un pavimento di vero prestigio.
Per “parquet monostrato” o “tradizionale” si intende un pavimento realizzato con elementi costituiti da un unico strato dello stessa specie legnosa.
Il “parquet stratificato” o “prefinito” è invece la pavimentazione costituta da elementi multistrato, ossia composti da due o più strati di legno diverso, di cui quello di calpestio o nobile realizzato in legno massiccio.
Per parlare infine di “parquet”, lo strato nobile del pavimento deve avere uno spessore non inferiore a 2,5 millimetri.
TIPOLOGIE E DEFINIZIONI DI PARQUET
PARQUET TRADIZIONALE
Lamparquet
Riferimento normativa UNI EN 13227
Il lamparquet è costituito da tavolette di legno sprovviste di incastri.
Spessore da 8 a 10 mm
Larghezza da 45 a 60 mm
Lunghezza da 250 a 300 mm
Listoncino
Riferimento normativa UNI EN 13227
Il listoncino è una tavoletta di legno che differisce dal Lamparquet solo in quanto a dimensioni.
Spessore da 12 a 14 mm
Larghezza da 65 a 75 mm
Lunghezza da 350 a 500 mm
Listoncino MF
Riferimento normativa UNI EN 13226
Il listoncino MF (maschio/femmina) presenta su un fianco e su una testa una semplice fresatura, detta incastro femmina. Lungo l’altro fianco e lungo l’altra testa è invece previsto un elemento sporgente, detto incastro maschio, che permette l’inserimento in un altro listoncino.
Spessore da 14 a 15 mm
Larghezza da 75 a 90 mm
Lunghezza da 500 a 900 mm
Listone MF
Tali tipologie di tavola presentano lungo un fianco e lungo una testa una semplice fresatura, detta incastro femmina. Lungo l’altro fianco e l’altra testa è presente un elemento sporgente, detta incastro maschio, che facilita l’incastro gli con altri elementi.
Spessore: 22 mm e 24 mm
Larghezza da 80 a 100 mm e da 100 a 140 mm
Lunghezza da 600 a 1200 mm e da 800 a 2000 mm
Magatello
Di lunghezza diversa, scelta in base alle specifiche necessità applicative, è una tavoletta di legno in abete a sezione trapezoidale, sulla quale vengono inchiodate e fissate le liste del pavimento.
Mosaico
Riferimento normativa UNI EN 13488
Composto da un insieme di lamelle lignee che creano disegni geometrici elementari.
PARQUET PREFINITO
Riferimento normativa UNI EN 13489
E’ costituito da liste di minimo 2,5 mm di spessore, che formano lo strato superiore di ogni elemento, appoggiate su uno strato più consistente che funge da supporto. Il parquet prefinito viene venduto già verniciato: è quindi già pronto per essere posato.
Quali sono i vantaggi nella scelta di un prefinito? Sicuramente i tempi brevi di posa e l’utilizzo pressoché immediato del pavimento, visto che tale tipologia di parquet è calpestabile ad appena un paio di giorni dalla posa. Non solo: il parquet prefinito è impareggiabile dal punto di vista della stabilità, perché dotato di un supporto che mantiene ben salde le singole listelle. In caso di umidità e contatto con altri agenti esterni, infatti, i listoncini prefiniti potrebbero gonfiarsi o piegarsi, ma non si creerà mai alcun spazio fra le varie liste, visto che al di sotto è presente l’altro strato di legno.
Il parquet prefinito è disponibile anche prelevigato non verniciato in modo da dare la possibilità di realizzare delle finiture personalizzate in opera.
PARQUET INDUSTRIALE
Il parquet industriale è costituito da piccole lamelle di legno ad alta resistenza, disposte e incollate verticalmente l'una accanto all'altra, compattate poi in blocchi. Tali blocchi sono composti da specie legnose diverse e fibra mista, per questo caratterizzati da colorazioni e tonalità contrastanti, decori particolari. Ricavati da materiali di scarto dei pavimenti tradizionali, possono contenere difetti di lavorazione, macchiature, parti di alburno e nodi grossi, moschettature, silicio, etc. Dopo essere stati posati a terra, i blocchi vengono levigati, stuccati e rifiniti. Proprio perché può essere levigato più volte nel tempo, il parquet industriale dura più a lungo: grazie alla sua forte resistenza e durabilità, è particolarmente adatto per pavimentare ambienti soggetti a sollecitazioni e a calpestio intenso: uffici, capannoni e impianti sportivi, ma da qualche anno anche abitazioni private.
Spessore da 14 a 20 mm.
TRADIZIONALE
I formati di parquet tradizionale comprendono:
Lamparquet
Spessore da 8 a 10 mm - Larghezza da 45 a 60 mm - Lunghezza da 250 a 300 mm
Listoncino MF
Spessore da 14 a 15 mm o Larghezza da 75 a 90 mm o lunghezza da 500 a 900 mm
Listone MF
Spessore 22 mm - Larghezza da 80 a 100mm - Lunghezza da 600 a 1200 mm
Maxilistone
Spessore 24 mm - Larghezza da 100 a 140 mm - Lunghezza da 800 a 2000 mm
PREFINITO
In relazione alla controbilanciatura Berti ha scelto di rendere più stabile il pavimento prefinito applicando allo strato superficiale del legno nobile un supporto di betulla a più strati incrociati. La scelta della betulla viene compiuta a ragione del fatto che si tratta di un materiale più pregiato rispetto alla media. Tale caratteristica costruttiva garantisce massima stabilità, assenza di fessurazioni e totale resistenza del parquet alla torsione.
L’azienda Berti Pavimenti Legno produce il prefinito nelle seguenti tipologie:
Prefinito Basic 9,5
Composto da uno strato superiore di legno pregiato di 3,5 mm di spessore e da uno strato di supporto inferiore in multistrato di betulla finlandese di 6 mm di spessore costituito da una particolare struttura a 5 strati incrociati che garantiscono la massima stabilità di questo prodotto.
LEGNO NOBILE 3,5 mm
MULTISTRATO IN BETULLA 6,0 mm
SPESSORE TOTALE 9,5 mm
LARGHEZZA 63 - 70 mm / 83 - 90 mm / 110 - 125 mm
LUNGHEZZA 400 - 600 mm / 600 - 1200 mm / 600 - 1600 mm
La finitura del Prefinito Basic ha uno speciale effetto “graffiato”, che rappresenta una via di mezzo tra la finitura del Prefinito Lux e del Prefinito Antico.
Prefiniti Lux e Antico 10,5
Composto da uno strato superiore di legno pregiato di 4,5 mm di spessore e da uno strato di supporto inferiore in multistrato di betulla finlandese di 8,6 mm di spessore costituito da una particolare struttura di 7 strati incrociati che garantisce la massima stabilità di questo prodotto. All’aumento delle dimensioni dell’elemento corrisponde l’aumento dello spessore dello strato inferiore di supporto che in questo modo compensa la naturale tendenza al movimento del parquet.
LEGNO NOBILE 4,5 mm
MULTISTRATO IN BETULLA 6,0 mm
SPESSORE TOTALE 10,5 mm
LARGHEZZA 63 - 70 mm
LUNGHEZZA 400 - 600 mm
Prefiniti Lux e Antico 13,1
Composto da uno strato superiore di legno pregiato di 4,5 mm di spessore e da uno strato di supporto inferiore in multistrato di betulla finlandese di 8,6 mm di spessore costituita da una particolare struttura di 7 strati incrociati che garantisce la massima stabilità di questo prodotto. All’aumento delle dimensioni dell’elemento corrisponde l’aumento dello spessore dello strato inferiore di supporto che in questo modo compensa la naturale tendenza al movimento del parquet.
LEGNO NOBILE 4,5 mm
MULTISTRATO IN BETULLA 8,6 mm
SPESSORE TOTALE 13,1 mm
LARGHEZZA 83 - 90 mm
LUNGHEZZA 600 - 1200 mm
Prefiniti Lux e Antico 13,1 Maxi
Composto da uno strato superiore di legno pregiato di 4,5 mm di spessore e da uno strato di supporto inferiore in multistrato di betulla finlandese di 8,6 mm di spessore costituita da una particolare struttura di 7 strati incrociati che garantisce la massima stabilità di questo prodotto. All’aumento delle dimensioni dell’elemento corrisponde l’aumento dello spessore dello strato inferiore di supporto che in questo modo compensa la naturale tendenza al movimento del parquet.
LEGNO NOBILE 4,5 mm
MULTISTRATO IN BETULLA 8,6 mm
SPESSORE TOTALE 13,1 mm
LARGHEZZA 110 - 125 mm
LUNGHEZZA 600 - 1600 mm
Prefiniti Lux e Antico 13,1 Tavole
Composto da uno strato superiore di legno pregiato di 4,5 mm di spessore e da uno strato di supporto inferiore in multistrato di betulla finlandese di 8,6 mm di spessore costituito da una particolare struttura di 7 strati incrociati che garantisce la massima stabilità di questo prodotto. All’aumento delle dimensioni dell’elemento corrisponde l’aumento dello spessore dello strato inferiore di supporto che in questo modo compensa la naturale tendenza al movimento del parquet.
LEGNO NOBILE 4,5 mm
MULTISTRATO IN BETULLA 8,6 mm
SPESSORE TOTALE 13,1 mm
LARGHEZZA 140 - 190 mm
LUNGHEZZA 1000 - 2500 mm
La differenza tra il Prefinito Lux e il prefinito Antico si riscontra nella finitura: mentre per il Lux la vernice conferisce un aspetto “a specchio”, nell’Antico la spazzolatura rende la superficie anticata.
La durezza del legno indica la resistenza alla penetrazione del carico di elemento posto su una faccia dell’elemento (detto provino). Viene determinata seguendo i procedimenti e le indicazioni imposte dalla norma UNI EN 1534 - Determinazione della resistenza alla penetrazione (Brinnell). La durezza Brinell viene determinata dall’entità dell'impronta del carico rilevata nel legno. Minore è l’entità dell’impronta, maggiore è la durezza del legno e, quindi, tanto più resistente e durevole è il pavimento.
E’ importante considerare che il legno è un materiale vivo e la sua struttura, modellata dalla natura nel corso degli anni, non è uniforme: per questo motivo la prova Brinell viene eseguita diverse volte su ogni essenza di legno.
La stabilità dimensionale invece sta ad indicare i cambiamenti di volume del legno al variare di umidità e temperatura ambientali. La stabilità dimensionale si calcola applicando il metodo di prova stabilito dalla norma UNI EN 1910 - Determinazione della stabilità dimensionale.
La geometria di posa è il disegno che nasce dall’accostamento dei singoli elementi che compongono una pavimentazione in legno. Il risultato finale dipende da diversi fattori: dimensioni dei moduli di legno, scelta di mosaici geometrici o non geometrici, inventiva di accostamento. La norma di riferimento in cui sono indicate le principali e più diffuse geometrie di posa è la norma UNI EN 13756 - Pavimentazioni di legno – Terminologia.
PRINCIPALI GEOMETRIE DI POSA
• Posa a cassero irregolare o a Tolda di Nave o a Correre.
Le liste di legno hanno la stessa larghezza, ma lunghezza casuale.
• Posa a cassero regolare.
Gli elementi, di uguale dimensione, sono disposti in modo tale che le giunzioni di testa avvengano nella stessa mezzeria o comunque in posizione costante rispetto a ciascun listone costituente la fila precedente.
• Posa a spina pesce.
Gli elementi, caratterizzati da forma rettangolare e uguali dimensioni, sono posati a 45 gradi rispetto alle pareti.
• Fascia e bindello.
Si intende la finitura della zona perimetrale del pavimento. È formata da elementi di legno con geometria di posa diversa (fascia) rispetto a quella predominante (tappeto centrale) e da altri elementi posti come raccordo (bindello) fra differenti geometrie di posa.
• Spina Ungherese.
Ogni singolo elemento ha i due lati corti tagliati con inclinazione a 45 gradi o 60 gradi rispetto ai lati lunghi. Le modalità di posa sono le stesse applicate per la posa a spina di pesce.
La finitura è il trattamento delle superfici di un semilavorato con vernice o impregnante. Impiegata per proteggere, personalizzare il colore o valorizzare le caratteristiche decorative della specie legnosa scelta, indica anche le operazioni di calibratura e levigatura che precedono i suddetti trattamenti.
I PRINCIPALI TRATTAMENTI SONO:
IL TRATTAMENTO A VERNICE.
Tutti i Prefiniti Berti vengono forniti già verniciati. La particolare tecnica di finitura dello strato nobile calpestabile prevede:
• Per i prefiniti LUX 6 mani di fondo, steso a rullo (circa 90/140 grammi per mq) e una successiva finitura a velo (circa 100 grammi per mq)
• Per i prefiniti ANTICO 4 mani di fondo, steso a rullo (circa 70/100 grammi per mq) e una successiva finitura a velo (circa 80 grammi per mq).
• Per i prefiniti BASIC 4 mani di fondo, steso a rullo (circa 90/120 grammi per mq) e una successiva finitura a velo (circa 80 grammi per mq). Questo garantisce al prodotto una notevole durezza e resistenza all’usura, rendendo il pavimento praticamente eterno. L’essicazione della vernice in particolari forni a raggi UV rende il prefinito Berti un pavimento fruibile e calpestabile immediatamente dopo la posa in opera. È un prodotto estremamente ecologico in quanto le emissioni del solvente presente nei prodotti di finitura vengono espletate all’interno dei forni, salvaguardando in questo modo la salute dell’uomo.
IL TRATTAMENTO A CERA.
Le cere per pavimenti di legno sono composte da cere sintetiche e naturali, il più delle volte sciolte in miscele di solventi o disperse in acqua. Fornite sottoforma di paste più o meno viscose o in dispersioni fluide, sono trasparenti o leggermente colorate per regalare particolari sfumature o tonalità al legno trattato.
Caratteristica principale del trattamento a cera è quella di non creare un film uniforme sulla superficie del legno, rispettandone l’aspetto naturale. La protezione di questo trattamento è limitata, per questo va ripetuta nel tempo.
IL TRATTAMENTO A OLIO.
Gli oli impiegati per il trattamento dei pavimenti in legno sono costituiti da miscele di oli siccativi naturali, mixati con cere e resine di varia natura. Solitamente sciolti in solventi organici, possono essere dispersi in acqua. Il loro indurimento avviene sia per evaporazione dei solventi che per reazione chimica all’ossigeno atmosferico, generalmente accelerata con l’utilizzo di opportuni additivi a base di sali metallici.
Il trattamento a olio non forma un film superficiale, ma produce una sorta di impregnazione del legno, rispettandone e valorizzandone l’aspetto naturale.
Il legno ha caratteristiche dimensionali che dipendono dal suo stato igrometrico, cioè dal suo contenuto di umidità, il quale a sua volta dipende dalle condizioni ambientali nelle quali è conservato.
È dimostrato, infatti, che temperature oltre i 22 gradi e un’umidità ambientale inferiore al 45% possono determinare antiestetiche deformazioni del legno che, nei casi più gravi, causano addirittura il distacco di alcune parti.
Le condizioni ottimali per un perfetto mantenimento delle proprietà del parquet sono una temperatura compresa tra i 18 e i 21 gradi e un’umidità percentuale dell’aria compresa tra il 45% e il 60%: tale intervallo idrometrico ambientale, oltre ad essere di beneficio per la bellezza e la stabilità del pavimento in legno, regala comfort e benessere fisico a coloro che vivono all’interno della casa.
L’umidità del parquet al momento della consegna è una caratteristica molto importante, per la quale vengono stabiliti dei limiti di accettazione a livello normativo. La legge prevede un livello di umidità che sia compresa nell’intervallo del 7% e 11%.
In Berti la produzione della parte in legno nobile del prefinito attraverso le fasi di essicazione porta alla produzione di liste con una percentuale di umidità tra 6/8%. Lo strato intermedio di supporto ha invece una umidità che si attesta nell’intervallo del 10/12%. Quando si va a pressare il prefinito per ottenere il prodotto venduto ai nostri clienti c’è un processo di stabilizzazione, che porta ad una variazione delle percentuali di umidità che si compensano e stabilizzano fino a raggiungere la soglia del 10%. La percentuale di umidità del 10% non viene mai superata dai prodotti Berti.
Tutto ciò garantisce un prodotto di ottima qualità.
Il parquet può essere posato su massetto cementizio, su pannelli con base di legno, su pavimenti preesistenti o su magatelli.
Il massetto, che deve avere almeno uno spessore di 40 mm, viene realizzato con cementi normali o rapidi. I tempi di asciugatura dei cementi normali variano dai 4 ai 7 mesi o più, a seconda dei prodotti e delle condizioni ambientali.
I tempi di asciugatura dei cementi rapidi invece sono compresi tra i 3 e i 7 giorni: in questo caso, la verifica dell’umidità deve essere sempre effettuata attraverso un igrometro a carburo. Comunque sia, al di là del tipo di sottofondo, è obbligatorio secondo la normativa applicare di fogli di polietilene risvoltati lungo le pareti, in modo da creare un’efficacie barriera al vapore.
Se il parquet viene invece posato su pavimentazioni preesistenti, è importante
verificare che siano in buone condizioni, perfettamente lavate e sgrassate, carteggiate nel caso di pavimenti in ceramica o di marmo, stuccate nel caso di un vecchio parquet. Per la moquette o il linoleum, dopo l’asportazione, si consiglia di eliminare qualsiasi residuo di collante mediante una leggera levigatura.
Per stabilizzare e asciugare al meglio il massetto, dopo un’adeguata stagionatura, è fondamentale attuare il ciclo di pre-riscaldamento. Tale procedimento, oltre a portare ad essiccazione il massetto, ne verifica la tenuta strutturale al massimo delle sollecitazioni possibili, impedendo così che eventuali shock futuri possano danneggiare la superficie del pavimento in legno.
Non ci sono controindicazioni per l’uso del parquet prefinito su sistemi di riscaldamento a pavimento, ma è sempre necessario tenere contro che il pavimento in legno è più soggetto a ritiri e deformazioni.
Per effettuare la posa in modo corretto è essenziale seguire gli accorgimenti previsti per attuare il ciclo di pre-riscaldamento:
1. Azionare l’impianto di riscaldamento a pavimento aumentando progressivamente la temperatura dell di 5°C ogni giorno fino a raggiungere la soglia di 35°C (detta temperatura di esercizio);
2. Lasciare l’impianto funzionante alla temperatura di esercizio per almeno una settimana;
3. Iniziare a diminuire gradatamente la temperatura di 5°C ogni giorno fino ad arrivare allo spegnimento del sistema di riscaldamento a pavimento;
4. Completato il ciclo è possibile iniziare la posa del perquet tenendo spento il riscaldamento a pavimento e mantenendo una temperatura dell’ambiente compresa tra 18/20°C;
5. Una volta terminata la posa del pavimento in legno sarà possibile accendere il sistema di riscaldamento a pavimento: ancora una volta aumentando progressivamente la temperatura di 5°C al giorno;
6. Non superare mai il limite massimo di 35°C;
7. Si ricorda che, una volta portato l’impianto a regime, la temperatura della superficie del pavimento non dovrà mai superare i 25°C.
La scelta più consigliabile in termini di tipologia di posa è la posa mediante incollaggio, in modo da non lasciare camere d’aria tra il massetto e i listoni di parquet (che provocherebbero una dispersione del calore).
Nel caso in cui si volesse procedere con una posa flottante o galleggiante è opportuno scegliere una guaina o un materassino che siano adatti alla trasmissione del calore.
È importante ricordare che il legno è un materiale isolante termico per natura: quindi come linea generale si consiglia di posare un parquet con uno spessore totale non superiore a 16 mm, per avere una trasmissione del calore efficace.
È possibile procedere con la posa in qualsiasi momento, l’importante è che il sottofondo sia compatto e asciutto, con un tasso di umidità inferiore all’1,5%. Oltre a questo, tutti gli infissi devono essere montati e funzionanti, le opere murarie terminate, gli impianti elettrici e idraulici perfettamente attivi. La temperatura ambientale non deve essere inferiore ai 10 gradi e l’umidità relativa dell’aria compresa fra il 45 e il 60%. Anche la posa e la lucidatura di altri pavimenti confinanti, ceramici o in altro materiale, devono essere già avvenute, così come la finitura e la verniciatura dei soffitti, la preparazione delle pareti.
Tre le principali tipologie di posa:
• Posa flottante o galleggiante
• Posa mediante incollaggio
• Posa mediante chiodatura/avvitatura
POSA FLOTTANTE O GALLEGGIANTE.
Il parquet flottante consiste in un’unica superficie di legno semplicemente appoggiata al piano di posa: realizzato con elementi muniti di incastro, incollati tra loro con colla vinilica e di dimensioni generalmente rilevanti, è costituito da tre strati. Tra il pavimento e il parquet infatti vengono interposte una barriera contro il vapore e uno strato che può avere varie funzioni, prima fra tutte l'insonorizzazione. In caso di impianto di riscaldamento a pavimento, lo strato isolante deve essere a bassa resistenza termica, per consentire il giusto irraggiamento del calore.
POSA MEDIANTE INCOLLAGGIO.
Sul piano di posa e con l’aiuto di una spatola speciale a denti triangolari viene steso un collante idoneo che, lavorato più volte con ampi movimenti a semicerchio, in modo da ottenere le cosiddette righe di adesivo, permette un buon contatto tra l’adesivo stesso e il supporto. È importante infatti che la colla venga stesa uniformemente: sia l’eccesso che la carenza di quest’ultima, infatti, possono compromettere la corretta posa del parquet o causare difetti applicativi. A differenza della posa galleggiante, i fianchi dei listelli non vengono incollati.
POSA MEDIANTE CHIODATURA/AVVITATURA.
Questa tipologia di posa viene normalmente impiegata per elementi multistrato o elementi massicci con incastro perimetrale (listoni) e spessore di 14-15-22 mm. Il fissaggio viene attuato con chiodi o viti infisse obliquamente a 45 gradi, in corrispondenza della parte superiore del maschio e fino a penetrare il supporto per almeno 20 mm. Proprio per questo è fondamentale scegliere il supporto più idoneo, per consentire un’eccellente operazione di fissaggio.
Tutti prodotti commercializzati sul territorio nazionale e destinati all’utente finale devono riportare una scheda tecnica con indicate, in lingua italiana, informazioni chiaramente visibili e leggibili relative a:
a) denominazione legale o merceologica del prodotto;
b) nome o ragione sociale o marchio e sede del produttore o importatore stabilito nella Comunità Economica Europea;
c) materiali impiegati per la struttura e per i rivestimenti;
d) eventuale presenza di materiali o sostanze dannose per l’uomo, le cose o l’ambiente;
e) manutenzione e pulizia del prodotto, eventuali precauzioni e destinazione d’uso ai fini di una corretta fruizione e sicurezza del prodotto;
f) smaltimento del prodotto(facoltativo).
Come indicato nella Scheda prodotto che accompagna tutti i prodotti a marchio Berti: “Durante la posa del pavimento non fare uso di nessun tipo di nastro adesivo direttamente sul pavimento per non danneggiare il trattamento di finitura.”
Questo accade perchè lo strato di adesione dei nastri adesivi, che può avere infinite composizioni, nella stragrande maggioranza dei casi contiene dei plastificanti con la funzione di deboli solventi che producono il tipico strato appiccicoso proprio di tali nastri. Succade di frequente che i componenti di tale strato adesivo siano responsabili di un indebolimento del film della vernice di finitura, dando luogo ad una parziale asportazione della stessa nel momento in cui si rimuove il nastro adesivo. Per questi motivi è bene evitare di applicare nestri adesivi sui pavimenti in legno.
L'esposizione del parquet alla luce provoca variazioni più o meno accentuate alla colorazione del legno. Tale fenomeno, del tutto naturale, viene chiamato ossidazione e si verifica in modo più o meno evidenti a seconda del tipo di legno scelto. Una volta spostati i mobili, il parquet rimasto in ombra riprende in breve tempo la stessa tonalità di quello esposto alla luce.
I tempi di ossidazione di un parquet dipendono dalla specie legnosa scelta. Doussié, Iroko, Teak e Afrormosia hanno tempi di ossidazione più veloci. Di rilevante importanza, poi, nel processo di ossidazione, la maggiore o minore presenza di luce, direttamente proporzionale alla velocità di ossidazione. Per rendere più uniforme e caldo il colore del parquet si suggerisce comunque di farne ossidare bene tutta la superficie, prima di procedere al posizionamento dei tappeti.
La certificazione e la marcatura CE deve essere apposta da chi immette il prodotto sul mercato, sia esso il produttore ovvero chi fabbrica materialmente il prodotto, ma anche chi importa o lo rivende col proprio marchio e una propria denominazione commerciale. Anche quest’ultimo, ai fini giuridici, diventa produttore a tutti gli effetti ed è quindi responsabile in toto del marchio e del prodotto. Per poter marchiare CE il parquet, il produttore deve verificare la conformità del prodotto, attenendosi a una serie di criteri e di caratteristiche prestazionali imposti dalle Normative Europee.
Le caratteristiche prestazionali sono:
• Reazione al fuoco
• Rilascio di formaldeide
• Emissione di pentaclorofenolo
• Resistenza a flessione
• Scivolosità
• Conduttività termica
• Durabilità nel tempo
Per FSC si intende uno schema di certificazione in grado di garantire al consumatore che il prodotto è realizzato con materiale proveniente da foreste gestite correttamente dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Tutti i prodotti contrassegnati con il marchio FSC sono certificati come provenienti da foreste che rispettano i Principi e Criteri di buona gestione forestale e dal mantenimento della certificazione Chain of Custody. Il consumatore che sceglie un prodotto certificato FSC effettua una scelta consapevole, contribuendo così attivamente alla salvaguardia e al miglioramento del patrimonio boschivo e forestale mondiale.
La Certificazione FSC si sviluppa su due livelli:
1. Certificazione Forestale: che si indirizza a chi gestisce la foresta o la piantagione,
attestando che la gestione della foresta è corretta secondo principi ambientali, sociali ed economici.
2. Certificazione della Chain of Custody: che è indirizzata a chi trasforma la materia prima realizzando prodotto finito o componenti (in questo caso Berti Pavimenti Legno). Attesta che la materia prima utilizzata (legname, pannelli o carta) rispetta gli standard FSC.
Il PEFC cioè il Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale, è un sistema di certificazione per la gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. I partecipanti allo sviluppo di tale programma sono i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato. L’obiettivo principale che tale programma si pone è di migliorare l'immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.
Il sistema PEFC permette di certificare:
• la sostenibilità della gestione dei boschi;
• la rintracciabilità dei prodotti legnosi e cartacei commercializzati e trasformati che provengono dai boschi certificati PEFC.
La formaldeide è un inquinante definito ubiquitario, perché lo si trova praticamente ovunque: in città e lungo le strade a causa del traffico, nelle abitazioni e negli uffici a causa del fumo di sigaretta, nei mobili, visto che è presente nel truciolato, nel compensato e nelle colle, negli alimenti, nei prodotti cosmetici, negli imballaggi, nella colla usata per i libri e le riviste.
L’11 dicembre 2008 è stato pubblicato il decreto legge con cui sono state emanate regole rigidissime riguardanti la fabbricazione, l’importazione e l’immissione in commercio di pannelli a base di legno e manufatti, sia semilavorati sia prodotti finiti, contenenti formaldeide. Compresi i pavimenti in legno. Secondo il decreto non possono essere introdotti nel mercato prodotti la cui concentrazione di equilibrio di formaldeide superi il valore di 0.1 ppm (0.124 mg/m3), che corrisponde al limite previsto per la classe E1.
Tutti i prodotti Berti rispettano la normativa prevista dalla Legge riguardo i limiti consentiti per la concentrazione di equilibrio di formaldeide.
Spesso l’isolamento termico di un edificio viene sottovalutato. Nella progettazione di uno stabile, la scelta dell'isolamento più adatto presuppone una conoscenza orientativa dei principi della fisica applicati all'edilizia. Ecco alcune nozioni di base.
La capacità di accumulo del calore di un materiale da costruzione viene calcolata attraverso la sua capacità termica specifica c (J/kg*K): tanto è maggiore, tanto più il materiale è in grado di accumulare calore.
La conduttività termica l (W/m*K) invece è la capacità di un materiale di condurre calore. Il coefficiente l indica la quantità di calore che fluisce attraverso 1 metro quadrato di materiale dello spessore di 1 metro, con una differenza di temperatura tra interno ed esterno di 1 K (grado Kelvin). I materiali isolanti sono caratterizzati da un coefficiente l minore di 0,1W/m*K.
Infine, la trasmittanza U (W/m²*K) rappresenta il flusso di calore ceduto da un ambiente interno all’aria esterna, attraverso una superficie di 1 metro quadrato e con una differenza di temperatura di 1K (grado Kelvin). Quando si parla di trasmittanza ci si riferisce ad uno stato stazionario ovvero a temperature interne ed esterne costanti. Quanto minore è il coefficiente U di un determinato elemento strutturale, tanto minori sono le dispersioni termiche e ottimale è l'isolamento.
È consigliabile non accostare mai il parquet a una superficie rigida che rischia di impedire il naturale movimento degli elementi in legno. Per questo è fondamentale creare un giunto di dilatazione lungo tutto il perimetro del locale, inserendo spessori nelle fasi di partenza e cunei in quelle di chiusura. Oppure impiegando appositi morsetti e cinghie. Questa operazione va effettuata soprattutto nel caso in cui gli elementi da posare siano di grandi dimensioni.
Per offrire una resa ottimale, la pavimentazione sportiva deve possedere determinate caratteristiche generali, qui sotto elencate:
• Stabilità
• Flessione e oscillazione uniformi
• Resistenza alla rottura
• Scivolosità controllata
• Sicurezza in caso di cadute
• Buon isolamento termico
• Resistenza allo sporco
• Facilità nella marcatura dei campi
• Indeformabilità
• Costi di gestione ridotti
Il decking o parquet per esterno è perfetto per pavimentare terrazzi e giardini, bordi piscine, gazebi, passerelle per spiagge. Particolarmente resistente, può essere posato su pavimentazioni già esistenti e si dimostra particolarmente tenace anche a contatto con il suolo o con l’acqua. Non necessita di trattamenti particolari, anche se è caldamente consigliato oliare entrambe le facce prima della posa utilizzando speciali olii naturali: questo per prevenire l’alterazione del colore dovuta alla costante esposizione solare. Grazie alla lavorazione zigrinata dei listoncini, il decking non è sdrucciolevole, nemmeno quando è bagnato.
Teak, Iroko, Cumarù, Ipè ed altre specie legnose (soprattutto sudamericane) sono frequentemente utilizzate per realizzare pavimenti in legno per l’esterno.
L’esame visivo della pavimentazione si effettua, così come indicato nella UNI CEN/TS 15717, osservando la pavimentazione secondo le seguenti modalita:
- mettendosi in posizione eretta;
- con l’ausilio di luce naturale diffusa posta alle spalle dell’osservatore.
Per individuare e valutare la presenza di difettosità sulla superficie della pavimentazione non devono in nessun caso essere utilizzate fonti di luce artificiale indirizzate direttamente sulla pavimentazione.
GENERICHE
Il pavimento in legno può essere posato tranquillamente sia in cucina che nella sala da bagno. L’acqua, infatti, se non ristagnante, non danneggia il parquet. Cosa utile, poi, è scegliere specie legnose più stabili a contatto con l’umidità, come Doussiè, Merbau, Iroko e Teak. Il Rovere richiede una certa cautela, perché a contatto con l’umidità tende a creare macchie nerastre causate dalla fuoriuscita di tannino, molto presente in questa specie legnosa.
Soprattutto per quanto riguarda il bagno, sarà importante ponderare con attenzione la tipologia di parquet da posare (formato, specie legnosa e protezione), considerando le aspettative dell’utente e l’utilizzo. Se è previsto un uso intensivo della sala da bagno, perché trattasi del servizio principale in cui sono più frequenti i lavaggi e la presenza dei bambini, sarà importante garantire la superficie del parquet con un progetto intensivo di protezione. In ogni caso, per una fruizione più serena e limitatamente alla zona doccia, vasca, WC e bidet, si consiglia di impiegare una pavimentazione di servizio, realizzata in materiale lapideo o ceramico.
E’ comunque consigliabile, per avere buona cura dei pavimenti, aprire sempre le finestre ed aerare i locali dopo l’utilizzo di docce o simili per eliminare l’eventuale umidità che si fosse depositata all’interno delle stanze ed evitare che questa possa alterare i pavimenti.
Spiccate qualità estetiche, durabilità e resistenza all’usura, buone performance alle sollecitazioni meccaniche e vibrazionali, ottimo isolamento termico e acustico: questi i maggiori pregi di un pavimento di legno. Tra le altre proprietà, la resistenza al calpestio, grazie all’innata durezza dei legnami e la grande elasticità che rende il parquet particolarmente adatto agli impianti sportivi. Bisogna poi considerare la lunga conservazione del parquet nel tempo e la possibilità di ripristinarlo o rinnovarlo facilmente, attraverso lucidatura e levigatura.
Ultimo ma non meno importante, il pavimento in legno rappresenta una scelta che rispetta l’ambiente essendo assolutamente sostenibile, in quanto si tratta di un prodotto interamente ricilabile a differenza di quanto accade per il laminato, la ceramica, il marmo e prodotti simili.
Per “parquet” si intende il prodotto in generale, suddiviso poi in diverse tipologie: il parquet “tradizionale” in legno massello, il parquet “prefinito”, costituito da una sola parte di legno nobile, etc. Il “lamparquet” è un parquet di legno massello con spessore dagli 8 ai 10 mm, lunghezza dai 250 ai 300 mm, larghezza dai 45 ai 65 mm. Tali dimensioni sono stabilite dalla Normativa UNI 4375.
La scelta della finitura è molto soggettiva: dipende dal risultato estetico e dalle sensazioni che si vogliono ottenere dal proprio parquet. La finitura a olio regala al pavimento in legno un effetto di grande naturalità, mentre quella a vernice mette in evidenza e valorizza le tonalità, i cromatismi dei tessuti legnosi. Al di là dell’aspetto estetico, però, la finitura deve anche garantire le performance funzionali del parquet. In generale, visto che l’olio richiede più cura e manutenzione, molto spesso si opta per la finitura a vernice.
I pavimenti in laminato non hanno nulla a che fare con i pavimenti in legno: rispetto ai più nobili e pregiati parquet, infatti, sono dei rivestimenti di tipo decorativo che, sfruttando l'esistenza delle resine melamminiche applicate sulla loro facciavista, "sfoggiano" un aspetto molto simile a quello dei pavimenti in legno. Costruiti con materiali di supporto derivati dal legno, come truciolari, MDF o HDF, sono molto sensibili ad eventuali variazioni di umidità ambientale.
La loro resistenza all'usura è certamente maggiore rispetto ad una superficie lignea, ma non potrà mai dirsi giustificata per un normale uso in abitazioni civili, dove sono comunque richiesti requisiti qualitativi che solo il legno, con la sua naturalità e genuinità, può offrire. Non solo: il parquet in legno è più resistente anche rispetto ad una superficie di ceramica che, urtata inavvertitamente da un corpo duro, può scheggiarsi e frantumarsi in più parti.
L'MDF (Medium Density Fibreboard) è un derivato del legno, un pannello di fibra a media densità prodotto per via secca, normalmente realizzato utilizzando un adesivo a base di urea-formaldeide. L'MDF, che è molto diffuso, fa parte della famiglia dei “Pannelli di Fibra”, famiglia che si suddivide in tre categorie distinte in base al processo impiegato e alla densità: bassa (LDF), media (MDF) e alta (HDF).
Assolutamente no. È l’azione meccanica delle ruote che, alterando la perfetta planarità del film di vernice, ha sviluppato piccoli solchi visibili solo in controluce. Per evitare ulteriori tracce, basterà sostituire le ruote della poltrona con apposite ruote gommate, più elastiche della vernice e quindi meno dannose. È comunque una peculiarità del pavimento in legno, e delle sue caratteristiche fisiche, subire variazioni nel tempo: per questo deve essere usato e “vissuto” senza pregiudizi funzionali eccessivi o condizionanti.
Sì, se si tratta di pavimenti solidamente fissati come piastrelle, ceramiche, marmo e derivati, pietra. La posa può avvenire dopo avere verificato che ci siano tutti i requisiti previsti per un perfetto sottofondo. Sono incompatibili alla posa di un parquet la moquette, il PVC, il linoleum: questi vanno rimossi dal fondo assieme a qualunque traccia di vecchio collante.
Sì, è possibile posare il parquet direttamente su un pavimento in ceramica. È obbligatorio però eliminare prima qualunque residuo di cera, sporcizia o grasso depositati nel tempo. La loro presenza, anche se minima, potrebbe infatti impedire un incollaggio efficace del parquet. Si suggerisce poi di levigare la ceramica, in questo modo il collante avrà proprietà fissanti e aggancianti ancora maggiori.
La risposta dipende dal tipo di abitazione in esame.
Nel caso si tratti di una casa nuova, e quindi ancora in fase di costruzione, è compito del progettista e del costruttore rispettare la normativa vigente in materia di abbattimento dell’inquinamento acustico.
Nell’ipotesi in cui, invece, si voglia migliorare l’isolamento acustico di una casa già abitata, è da verificare caso per caso quali accorgimenti adottare (una possibilità è data dalla posa flottante che prevede uno strato di isolamento termo-acustico).
Un parquet prefinito può tranquillamente tollerare 2/3 levigature, dette anche lamature. Nel caso in cui si proceda alla levigatura prima che il pavimento si sia già usurato o danneggiato, e prima quindi che siano presenti incisioni o lamature profonde, si possono effettuare fino a 3/4 levigature. Lo strato superficiale nobile del prefinito, però, non deve essere inferiore ai 2,5 mm.
Considerando che il listoncino da 14 mm MF ha il medesimo spessore del prefinito nobile, in quanto la parte superiore dell’incastro ha lo stesso spessore del prefinito, si può effettuare lo stesso numero di levigature. Si deve però considerare che la verniciatura del prefinito ha comunque una durezza e una resistenza superiore rispetto a quella effettuata durante la posa in opera di un tradizionale.
Quando si parla di riscaldamento a pavimento la scelta di utilizzare il legno è quella ottimale dato che il parquet, materiale isolante per natura, impedisce che ci sia contatto diretto con il calore emesso dai pannelli radianti, permettendo così al calore di distribuirsi con modalità costante e “delicato”.
Tutti i prefiniti sono idonei alla posa su impianti di riscaldamento a pavimento, perché dotati di un supporto multistrato inciso in più parti, che permette di diffondere il calore omogeneamente, su tutta la superficie.
Si, il parquet prefinito può essere posato senza problemi sul massetto raffrescante, dato che il legno inibisce le variazioni di umidità e di compensazione.
Tra l’altro, la normativa di riferimento è la medesima e generalmente l’impianto che riscalda è anche lo stesso che raffresca. Va aggiunto però che le tecnologie di questi impianti sono in continua evoluzione. Occorre pertanto porre particolare attenzione alla progettazione termotecnica del sistema massetto-pavimento, che dovrà rispondere ad alcune semplici regole:
• garantire un adeguato scambio termico con l’ambiente da riscaldare, per non vanificare le economie di esercizio permesse dal sistema;
• mantenere un adeguato microclima locale, sia in condizioni di regime variabile, sia in esercizio.
È importante poi assicurarsi sempre che l’impianto venga messo in pressione, per ovviare a qualunque problema nelle serpentine, e attuare il pre-ciclo di
riscaldamento/raffreddamento prima della posa.
Una premessa importante: appena terminata la posa è assolutamente fondamentale rimuovere all'istante i residui di colla e non aspettare la fine del lavoro per farlo. La rimozione del collante, una volta catalizzato, con ripetuto strofinio della superficie, provoca degli aloni più lucidi, causati da una reazione chimica. Nel caso specifico degli aloni, l'unica cosa da fare è carteggiare con cura e procedere con una nuova verniciatura del pavimento.
Molto probabilmente il problema è da imputare alle polveri di cantiere.
Anche se i lavori vengono svolti in altre aree, le polveri sottili di pitture, cartongessi e materiali simili sono volatili e si diffondono con più facilità di quanto si possa immaginare.
Le polveri di gesso una volta a contatto con l'acqua si solidificano: cercando di pulire il problema viene invece incosapevolmente aggravato.
Il comportamento corretto da seguire quando ci sono lavori in casa, e c'è un'area pavimentata con una finitura Antico (spazzolato), è di coprire l'intera area per tutta la durata dei lavori, in modo da impedire alle polveri di depositarsi sulla superficie e sulle caratteristiche rigature tipiche di tale pavimentazione.
Il problema esposto accade di frequente. La soluzione è l'utilizzo di un additivo specifico (B074) a base di olii naturali, che dovrà essere utilizzato da personale qualificato. L’additivo B074 è ordinabile presso tutti i nostri punti vendita.
In un’abitazione normale, con un numero di 4/5 persone, il parquet può durare anche più di cent’anni. A tale proposito e a dimostrazione di questo, va ricordato che nei palazzi storici esistono pavimenti antichi, trattati a cera e senza verniciatura, ancora accettabili.
Vissuto e trattato con le dovute accortezze, protetto da una buona vernice, il parquet può essere molto resistente. Da evitare è sicuramente l’aggressione di agenti esterni che possono graffiare la superficie del pavimento. Qualche esempio? I tacchi delle scarpe, le unghie degli animali domestici, il contatto con oggetti appuntiti…
Spesso la posa galleggiante o flottante viene attuata quando si desidera recuperare il pavimento sottostante o comunque non lo si vuole intaccare, conservandolo.
La posa effettuata tramite incollaggio dà sicuramente più garanzia di stabilità nel tempo, visto che le tavole di legno sono fissate e incollate, a differenza di quelle semplicemente appoggiate della posa flottante che, non avendo alcun aggancio o costrizione, al variare della temperatura, ma soprattutto dell’umidità ambientale, sono più soggette a deformazioni o fessurazioni.
Nel caso in cui si tratti di prefinito, è possibile sostituire solo la tavola danneggiata. Se si tratta invece di parquet tradizionale si dovrà procedere effettuando una levigatura dell’intera superficie del pavimento, non limitandosi solo alla parte ammaccata. Il ripristino localizzato e su un unico pezzo tramite levigatura è possibile solo nel caso in cui il parquet sia rifinito a olio. Nella finitura a vernice, infatti, è obbligatorio trattare e riverniciare tutta la stanza.
Per una manutenzione ottimale del pavimento se ne raccomanda una pulizia costante. Per ravvivarne adeguatamente la vernice è poi importante impiegare i prodotti ceranti appropriati, consigliati e venduti direttamente dal produttore.
A tutela sia dell’immagine dell’azienda che degli interessi del cliente, Berti si rende sempre disponibile ad una verifica di tutto il materiale consegnato al momento del recapito, in modo da eliminare sul nascere qualsiasi problema e da verificare di persona, assieme al nostro vettore, che ci sia una esatta corrispondenza tra il materiale ordinato e il materiale effettivamente consegnato.
MANUTENZIONE
La manutenzione di tutti i tipi di parquet è molto semplice. Il parquet infatti non richiede particolari cure, essendo un tipo di pavimentazione tutto sommato resistente nel tempo.
Il pavimento verniciato, infatti, ha ricevuto un trattamento superficiale protettivo, che se ben curato, manterrà le sue caratteristiche per lungo tempo, preservando il legno dall’usura e dalla sporcizia e ne manterrà nel tempo caratteristiche e bellezza.
Perché il pavimento in legno si mantenga bello nel tempo è consigliabile osservare alcuni, semplici accorgimenti:
1. Porre all’entrata di casa uno zerbino, per eliminare dalle suole delle scarpe polvere o particelle che potrebbero risultare abrasive a contatto con la superficie del legno;
2. Rimuovere la polvere che si deposita giornalmente, con appositi panni attira-polvere, con scopa a frange o con aspirapolvere;
3. Pulire ogni tanto il parquet con un panno umido e ben strizzato. Per inumidire lo straccio, oltre all’acqua, è possibile aggiungere qualche goccia di detersivo neutro per pavimenti in legno;
4. Da non tralasciare il trattamento periodico con prodotti protettivi - autolucidanti o rilucidabili - a base di resine in dispersione acquosa. Questo va effettuato in base all’intensità di utilizzo e al calpestio del pavimento.
5. Utilizzare sempre dei feltrini sotto le gambe delle sedie.
6. Non bagnare.
7. Pavimenti particolarmente sollecitati potranno essere protetti con apposito POLISH per prefinito.
8. Non usare alcol, ammoniaca o solventi che possano danneggiare la verniciatura.
Questo tipo di accorgimenti, alternati ad una lucidatura anche senza l’impiego di prodotti particolari, è sufficiente a garantire igiene e conservazione nel tempo.
In una pavimentazione a parquet ciò che può deperire nel tempo è lo strato superiore di vernice. Normalmente nelle aree di maggiore deterioramento la vernice tende a danneggiarsi dopo 6-8 anni. In questo caso si rende necessario l’intervento di un parchettista per togliere lo strato usurato e riverniciare a nuovo il pavimento. Nel caso il danno sia maggiore, sarà maggiore anche lo strato da rimuovere (circa 0,2-0,3 mm). Dopo queste operazioni normalmente il parquet ritorna come nuovo. Un vantaggio delle pavimentazioni in legno è che se adeguatamente trattate e se sottoposte ad una periodica manutenzione sono virtualmente indistruttibili.
Altri interventi di restyling della pavimentazione possono essere, a seconda dei casi:
• la sostituzione degli elementi più danneggiati;
• una nuova levigatura;
• un’accurata stuccatura (nel caso di singole fissurazioni e crepe);
• la carteggiatura (nel caso di piccoli graffi).
Solo in casi eccezionali si può procedere ad effettuare la rilamatura, ovvero una rilevigatura da effettuarsi solo dopo 10-15 anni; l’intervento può essere fatto fino a 7-8 volte sul parquet tradizionale, fino a 2-3 volte con il parquet prefinito.
Perché il pavimento trattato a cera si mantenga bello nel tempo è consigliabile osservare alcuni, semplici accorgimenti:
1. Porre all’entrata di casa uno zerbino, per eliminare dalle suole delle scarpe polvere o particelle che potrebbero risultare abrasive a contatto con la superficie del legno;
2. Rimuovere la polvere, anche con l’aiuto di un’aspirapolvere;
3. Pulire ogni tanto il parquet con un panno umido e ben strizzato. Per inumidire lo straccio, oltre all’acqua, è possibile aggiungere qualche goccia di detersivo neutro per pavimenti in legno;
4. Eliminare le macchie o le eventuali tracce di gomma delle scarpe con lo specifico solvente per cera;
5. Lucidare periodicamente il pavimento. Ogni tanto si consiglia anche di rilucidare il pavimento, dopo aver passato un leggero strato di cera liquida su tutta la superficie.
La manutenzione straordinaria del pavimento trattato a cera prevede una nuova applicazione di cera, eseguita solo dopo aver pulito tutta la superficie con un panno inumidito di solvente a cera. Dopo l’applicazione della cera si procede con la classica lucidatura.
Si consiglia di avvalersi del supporto di personale qualificato per procedere con tali interventi di manutenzione.
La pulizia delle pavimentazioni trattate a olio va eseguita esattamente come per le pavimentazioni verniciate. In un secondo momento e attenendosi alle istruzioni del fabbricante, va applicata della cera liquida per parquet trattati ad olio. Il pavimento può essere poi finito con la lucidatrice o con un panno di fibre naturali.
I pavimenti che risultano particolarmente sollecitati potranno essere protetti con apposito Olio per la manutenzione.
Si consiglia di avvalersi del supporto di personale qualificato per procedere con tali interventi di manutenzione.
